✊🗳️ Referendum Fondo 2025: perché votare NO è una scelta di forza e responsabilità

ECCO PERCHÉ AL REFERENDUM SUL FONDO VOTIAMO NO
Scopri perché votare NO al referendum consultivo on line sul fondo non significa bloccare tutto.
Anzi.
Un NO con un’affluenza alta renderà possibile tornare al tavolo più forti e chiedere che si proceda all’erogazione delle PEO, lasciando tutte le altre risorse a produttività e straordinari.
Prenditi 5 minuti per leggere e scoprire perché votare NO è una scelta di responsabilità: serve a difendere il salario, il lavoro e la dignità di tutte e tutti e a riaprire una trattativa che oggi questa A.C. vorrebbe chiudere.
Come sempre al ribasso.
Da giovedì fino a lunedì 22 è on line il referendum sul Fondo Risorse Decentrate
– condiviso da tutte le sigle sindacali –
Come saprete, in accordo con tutte le 10 sigle della RSU del Comune di Bologna, è stato indetto un referendum consultivo on line sull’ipotesi di accordo per la distribuzione del Fondo risorse decentrate 2025.
E dopo gli scioperi, la mobilitazione e i blocchi del Consiglio Comunale, come COBAS riteniamo non si possa abbassare ora la guardia e vogliamo dirlo con chiarezza:
questo accordo non va firmato.
Invitiamo quindi tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a votare NO a un’ipotesi di accordo imposta unilateralmente dall’Amministrazione, senza alcuna reale trattativa.
Ecco perché:
Un aumento del Fondo sottostimato e inaccettabile
Il primo e principale motivo della nostra contrarietà riguarda l’aumento del Fondo 2025 deciso dall’Amministrazione. Nelle premesse dell’accordo vengono richiamate la delibera e i calcoli che quantificano l’incremento in poco più di 2,4 milioni di euro.
COBAS (assieme a tutte le altre sigle sindacali, nessuna esclusa) ha contestato fin dall’inizio questi calcoli, giudicandoli ampiamente sottostimati rispetto alle reali possibilità offerte dalla normativa, arrivando fino alla proclamazione dello sciopero.
Firmare oggi questo accordo significherebbe avallare quei conti e tradire una mobilitazione lunga e partecipata, fatta di mesi di agitazione, decine di assemblee, iniziative pubbliche e irruzioni in Consiglio comunale, culminata nello sciopero del 6 novembre, il più partecipato almeno degli ultimi vent’anni.
Nessuna garanzia per il 2026 e per il futuro
A questo si aggiunge un altro elemento gravissimo: nell’accordo non esiste alcun impegno per il 2026.
L’Amministrazione non si impegna né a verificare ulteriori margini di incremento del Fondo né a riaprire il confronto su basi economiche diverse.
COBAS ha chiesto un incremento strutturale di almeno 5 milioni di euro – assolutamente ragionevoli – ma questa richiesta non trova alcun riscontro nel testo, nemmeno come prospettiva per gli anni a venire.
Ancora una volta si chiede alle lavoratrici e ai lavoratori di accontentarsi oggi, senza alcuna garanzia per il futuro.
Progressioni Economiche: un accordo insufficiente
Anche sul tema delle Progressioni Economiche l’accordo è del tutto insufficiente e si limita al solo 2025.
È vero che la normativa consente un massimo del 50% della platea ogni anno, ma proprio per questo sarebbe stato necessario un impegno chiaro a procedere anche nei prossimi anni utilizzando sempre il massimo consentito, con l’obiettivo di arrivare progressivamente a coprire tutte e tutti.
Per aumentare la platea, COBAS è stata l’unica organizzazione a chiedere la riduzione del tempo tra un passaggio e l’altro dai 4 anni attuali ai 2 consentiti dal contratto nazionale.
A causa della mancanza di risorse e della volontà politica, questo impegno nell’accordo non c’è e, di conseguenza, non c’è alcuna garanzia che l’aumento del Fondo diventi stabile nelle buste paga.
Straordinari ignorati, servizi a rischio
Ancora più incomprensibile è la totale rimozione del tema degli straordinari.
Oggi lo straordinario ha raggiunto livelli strutturali, a causa della carenza di personale e dei carichi di lavoro crescenti.
A causa delle scelte scellerate dell’A.C. – che non sostituisce chi va in pensione o si trasferisce in altri enti – senza straordinari i servizi semplicemente non reggono.
Eppure l’accordo non prevede alcuna quota per il loro riconoscimento e continua a far finta che il problema non esista.
Non è pensabile chiedere ai lavoratori di recuperare ore che servono a tenere in piedi i servizi, né scaricare su di loro le responsabilità organizzative dell’Ente.
Lo straordinario va pagato: il recupero non può essere imposto.
Welfare prima del salario: una scelta sbagliata
In questo quadro appare del tutto fuori luogo anche chiedere impegni sul welfare per gli anni successivi.
Prima di vincolare risorse future su improbabili polizze private o altri strumenti senza alcuna discussione, è necessario garantire il salario diretto tramite PEO per tutti ogni due anni, produttività almeno pari a una mensilità e il rientro dello straordinario entro livelli accettabili tramite pagamento.
Anticipare oggi il welfare significa spostare risorse dal salario senza aver risolto i problemi fondamentali.
Pressioni e ricatti inaccettabili
Gravissime, infine, sono le pressioni esercitate dall’Amministrazione, che ha lasciato intendere che senza la firma dell’accordo non si farebbero le PEO o si perderebbero le risorse per la produttività.
COBAS respinge queste affermazioni come ricatti inaccettabili.
Le PEO devono essere garantite e non possono essere usate come leva di pressione per costringere i lavoratori ad accettare un accordo imposto.
Il NO come opportunità di rilanciare la trattativa
Votare NO non significa bloccare tutto, come l’Amministrazione vorrebbe far credere.
Al contrario, se il NO dovesse prevalere sarà possibile tornare al tavolo più forti e chiedere che si proceda comunque all’erogazione delle PEO con decorrenza 1° gennaio 2025, lasciando tutte le altre risorse a produttività e straordinari.
Tutto ciò che richiede più tempo per essere discusso dovrà essere affrontato nel 2026, attraverso una trattativa vera, serrata e trasparente, basata su numeri verificabili e obiettivi chiari.
Una scelta di responsabilità
Per tutte queste ragioni, votare NO è una scelta di responsabilità.
Serve a difendere il salario, il lavoro e la dignità di tutte e tutti, e a riaprire una trattativa che oggi l’Amministrazione vorrebbe chiudere al ribasso.
Per tutte queste ragioni, come COBAS vi invitamo a votare per il referendum consultivo usando il link che vi arriverà via mail da giovedì con la bozza dell’accordo e tutte le istruzioni.
Il voto è on line, semplice, univoco, veloce e anonimo e sia il procedimento che il risultato sarà controllato da rappresentanti di tutte le sigle in RSU.
Perché è fondamentale dare un ulteriore messaggio forte all’A.C. con un’alta adesione al referendum, strumento che da sempre promuoviamo per la partecipazione democratica de* lavorat*.
C’è tempo fino a lunedì 22 dicembre alle ore 14.

